All’ippodromo di Agnano, in una serata intrisa di emozione e passione, Vittorio Bosia ha scritto un’altra pagina importante della sua storia sportiva, conquistando il suo secondo Gran Premio Federnat – Memorial Cesare Meli con Dauphin Joyeuse, dopo quello ottenuto nel 2022 a Firenze con il compianto Showmar.
Una vittoria nata da sensibilità, esperienza e pazienza: tre qualità che, nel mondo dei gentlemen, fanno la differenza.
La posizione in batteria non gli aveva sorriso: il numero 9, chiuso alla corda della seconda fila, prometteva una corsa complicata. Ma Bosia, come sempre, ha gestito la situazione con freddezza.
Ha saputo attendere, senza forzare. Non serviva strafare, bastava trovare il momento giusto per entrare in finale. E così è stato: con un’ottima progressione si è classificato secondo, arrivando in piena spinta dietro Day of Glory. Il pass per entrare nei magnifici dodici era assicurato.
Il gentleman lombardo racconta come l’ultimo piazzamento, quando fu battuto da Evita Smorgon proprio sul traguardo, gli sia servito da lezione. “Dauphin è un cavallo che quando rimane senza qualcuno accanto tende a distrarsi. Quella sconfitta mi ha insegnato a non sprecare niente, a tenerlo sempre concentrato.”
In finale, con un nastro poco affollato, Vittorio decide di rischiare: parte deciso e va davanti. Resta “aria in faccia” per buona parte del percorso, ma senza mai chiedere troppo.
“L’ho accompagnato, senza pressioni. All’ingresso dell’ultima curva ho tolto i tappi e lui ha cambiato marcia. È partito via, come se avesse aspettato solo quel momento.”

Sul traguardo, Dauphin Joyeuse allunga sicuro e se ne va. Una vittoria pulita, costruita con testa e mestiere. “Ha avuto lo stesso cambio di marcia che aveva Showmar,” commenta Bosia con un sorriso.
Era inevitabile che, in quel momento, il pensiero corresse proprio a lui, a Showmar, il cavallo che nel 2022 gli aveva regalato il primo Federnat.
“È stato il mio compagno più fedele. Con lui è iniziato tutto. Mi ha regalato momenti bellissimi e grazie a lui ho potuto costruire tutto il resto. Quando ci penso mi viene una stretta al cuore: Showmar mi ha dato tanto, e mi ha permesso di mantenere in attività anche cavalli meno dotati. Gli sarò sempre grato.”
Poche ore prima della corsa, quasi un segno del destino: “Gennaro Riccio mi ha mostrato la foto di suo fratello Inoxmar, che correrà oggi a Napoli. È identico a lui. L’ho preso come un segnale.”
Quando ha passato il palo d’arrivo, il pensiero è volato a Firenze, a quella prima volta: “Ho avuto la sensazione che Showmar fosse con noi. Queste sono emozioni che non si dimenticano.”
L’amore per i cavalli, per Vittorio, è una passione che nasce da lontano ma non è stato immediato. Da bambino, confessa, ne aveva quasi timore.
“Mio padre li allevava amatorialmente e correva a Broni. Io invece avevo paura, soprattutto quando mi portava nei viottoli di campagna con quei cavalli un po’ irrequieti. Così mi sono avvicinato all’equitazione, e per trent’anni ho montato, prima di tornare al trotto.”
Il ritorno arriva nel 2012, quando ottiene la licenza gentleman e inizia il sodalizio con Andrea Guzzinati, suo trainer e amico di fiducia: “Da allora è il mio punto fermo. Mi ha insegnato tanto, dentro e fuori la pista. E non è facile nel nostro ambiente mantenere una collaborazione così solida per tanti anni.” Forse è proprio questo valore dei rapporti sinceri, costruiti nel tempo, che rende speciali certe vittorie. Come questa di Napoli, dove tra le emozioni più belle c’è stato anche il sorriso di Tersilla, la figlia di Vittorio, arrivata apposta per “fare il cavallo”: “È venuta solo per me, e poi è dovuta ripartire subito per tornare a lavorare in ospedale. Averla lì mi ha dato una spinta in più.”

Poi i ringraziamenti, sentiti e spontanei: “Era la mia prima volta sull’anello di Agnano. Una pista bellissima, curve perfette, accoglienza splendida. Ringrazio Mario Minopoli, che ha ospitato Dauphin il giorno prima dell’isolamento. Tutto è andato alla perfezione.”
Parole semplici, ma cariche di gratitudine. Perché certe vittorie non si vincono solo in pista, ma anche fuori, grazie a chi contribuisce con passione e rispetto.
“Queste giornate – spiega – ti danno l’energia giusta per continuare a investire. Chi ama davvero questo sport ci mette anima e sacrificio, e quando arrivano emozioni così, tutto acquista un senso.”
E proprio perché l’amore per il trotto è fatto anche di valori, Bosia si lascia andare a una riflessione sincera: “Mi è dispiaciuto molto per quanto accaduto nella prima batteria, dove due colleghi sono stati deferiti. Sono ragazzi giovani, e la pista a volte tira fuori il peggio di noi, ma deve finire lì. Dobbiamo fare il massimo per rendere l’ambiente degno del nome che portiamo e rappresentiamo: quello dei gentlemen.”
Parole che racchiudono l’essenza di questa categoria: correre per passione, rispettare i cavalli, gli avversari e se stessi.
Dopo Napoli, per Vittorio è tempo di tornare al suo quartier generale a Pavia, dalle sue fattrici e dai suoi puledrini, che considera parte della famiglia.
“Mi aspettano a casa, e mi danno la forza per continuare. Ogni giorno impari qualcosa, e ogni cavallo ti restituisce ciò che gli dai.”

E adesso, tra un sorriso e l’altro, si prepara al prossimo traguardo:
“Aspetto che l’amico Graziano Reggiani, che ha corso anche lui il Federnat con Chemar, il fratellino di Showmar, organizzi la cena per festeggiare come si deve. Lui è arrivato quinto in batteria, ma la festa sarà per tutti.”
Così si chiude un’edizione del Gran Premio Federnat – Memorial Cesare Meli che ha unito tecnica e sentimento, sport e umanità.
Perché quando un cavallo e il suo driver si capiscono fino a diventare un tutt’uno, non serve aggiungere altro: la pista parla da sé.
E a Napoli, l’ha fatto con la voce di Vittorio Bosia e del suo Dauphin Joyeuse.
Crediti fotografici Ippodromi Partenopei